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    Ipertrofia prostatica benigna

    Ipertrofia prostatica benigna

     

    L’iperplasia prostatica benigna, o IPB, è una patologia spesso subdola che frequentemente colpisce il cane adulto/anziano. La gravità varia notevolmente ed i sintomi clinici ad essa correlati vanno da lievi o impercettibili, ad importanti ed evidenti. Le patologie prostatiche acquisite si dividono in quattro grandi categorie: traumatiche, neoplastiche, infettive (prostatite acute o cronica, ascessi, etc.) ed infine endocrine, categoria entro la quale rientrano l’IPB e la metaplasia squamosa (MS). La causa della IPB è da ricercarsi nella continua stimolazione androgenica, quindi nel soggetto non castrato, ma si ignora perché certi maschi vengano colpiti ed altri no.

    • Sintomi:

    – tenesmo (difficoltà alla defecazione e non all’urinazione come nell’uomo)

    – ematuria (urina con sangue)

    – emorragia uretrale (presenza di sangue a livello del prepuzio)

    ai quali può aggiungersi febbre ed una sintomatologia dolorifica all’area lombare, ventre e di riflesso agli arti posteriori, per la presenza di cisti, ascessi, infiammazioni ed infezioni prostatiche. Possono infatti essere presenti più patologie prostatiche contemporaneamente.

    • Diagnosi:

    la prostata può essere indagata parzialmente durante la visita clinica, o quasi interamente tramite l’esame ecografico, che ci permette di orientare la diagnosi verso una patologia piuttosto che un’altra, anche se la diagnosi eziologica può essere raggiunta solo con citologie e biopsie d’organo.

    L’IPB porta frequentemente alla formazione di cisti, che possono ingrandirsi o infettarsi complicando la sintomatologia e/o rendendo necessario l’utilizzo di terapie mediche, anche di lunga durata, o chirurgiche, per giungere a risoluzione del problema.

    • Terapia:

    Nei pazienti sintomatici la castrazione è la terapia di elezione. In alternativa alla castrazione chirurgica esiste la castrazione chimica, della durata di 6-12 mesi, o terapie con antiandrogeni. Lo scopo è sempre quello di ridurre la stimolazione ormonale sulla ghiandola e quindi ridurre le dimensioni d’organo e la sintomatologia ad essa correlata (infiammazioni, infezioni, etc.).

    Bibliografia:

    Nelson W., Couto C.G.: Medicina Interna del cane e del gatto; pag. 866-868. Edizioni veterinarie, seconda edizione, 2002.

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